Dolce melodia

E se ognuno di noi fosse come un pentagramma? Con i nostri alti e bassi, con quelle sfumature che fanno un tocco sempre diverso ad ogni sensazione? Per ogni riflessione creiamo una pausa, per ogni giorno difficile una nota cupa ed interminabile che si ripete, alla felicità affidiamo le note più pungenti e decise, quelle che tenendosi per mano si legano al punto da sembrare così naturali da non scordarle più…e mentre il pentagramma si riempie di note differenti la vita prosegue, ognuno così speciale ed unico da comporre una melodia così diversa per ciascuno di noi, così profonda a volte da procurare quel brivido da pelle d’oca come la brezza del lago mosso quando ci si sofferma sul molo a riflettere un pò, o come quella musica che il vinile sta riproducendo mentre tutto questo io lo scrivo e lo penso…e mentre i miei ragionamenti si posano sulle parole di questa canzone penso a tutte quelle vite che si incontrano e che si legano, dando vita così a due melodie che da solitarie diventano un duetto, spesso con sound così differenti da sembrare rumore, ma soltanto all’inizio, prima che entrambi facciano combaciare le loro sintonie…e intanto la vita scorre per tutti…come la mia, e anche adesso le mie note si posano nella parte bianca dello spartito infinito o quasi, come quello di tutti…a ciascuno la sua dolce melodia…❤️#PensieriAstratti

#PensieriMiei 

Legate per la vita 

“Guarda che sarà difficile all’inizio. Sarà gelosa” dicevano le persone quando nacque mia sorella. “Potrebbe balbettare come un bebè, il mio primo lo ha fatto” dicevano altre. Io mentre giocavo con i miei giochi in camera mi domandavo soltanto cosa avessero da dirsi, e mi domandavo come poteva un esserino così piccolo essere geloso, non capivo che quelle parole si riferivano a me. Ricordo ancora la prima volta che la incontrai in ospedale, era nata prematura mi avevano detto, spiegandomi cosa significasse e che per quel motivo doveva stare in ospedale un pò di più. Mamma andava in ospedale tre volte al giorno per allattarla, ma la prima volta che la vidi con la flebo nella testa così piccola la guardai, avvicinai il mio dito indice verso la sua manina e lei me lo strinse con una forza così tale che mi fece dire “hai!”. Fu in quel momento che capii che mia sorella con quel piccolo gesto mi si era legata per la vita. Era piccola, con un nome che a me non piaceva, sapevo che nel giro di poco si sarebbe impossessata di tutti i miei giochi e che la mia tranquillità sarebbe finita. Ma era mia sorella, io le volevo già bene. Non ho mai capito perché avrei dovuto balbettare o richiamare per gelosia l’attenzione dei miei genitori, io stavo bene per conto mio e anzi, più tempo dedicavano a lei e più io potevo farmi i fatti miei. Credo che a mio padre piaceva ricordarci così anche quando siamo cresciute. Aveva una foto come questa nel suo portafoglio, ci portava con lui ovunque, poi crescendo io e mia sorella diventammo il giorno e la notte. Ed è strano se ci si ferma a pensare un pò…cresciute assieme ma con idee e pensieri diversi, più legate da bimbe e ora da adulte che da età adolescenziale. Ma penso che fosse colpa mia, lei è sempre stata normale. Ero io quella che avevo una mente da grande in una età piccola ancora. Arrivò dopo sei anni e mezzo di me, nel mezzo mia madre perse un bambino per un extrauterina che le fece rischiare grosso, a mia insaputa perché stavo all’asilo, quello che mia sorella di rifiutò categoricamente di fare con mille capricci, i miei non servirono affatto e non ero capace di fare molta scena. Ricordo che quando mia madre perse il bambino arrivò a casa con una bambola per me, una bambola molto in uso all’epoca, il famoso “Natiora Batticuore” lei me lo regalò perché voleva lenire il mio dispiacere, che era più il suo ed io lo sentivo, così mentre mio cugino di quattro anni più grande di me che mi aiutava a mettergli le batterie mi diceva che era meglio la bambola perchè quella la notte mi avrebbe lasciata dormire senza strillare io pensavo alla mamma che era molto triste. Ricordo questi momenti come se fossero accaduti ieri, andai da lei e le dissi che la bambola era meglio perché restava piccola…mi abbracciò forte e io contraccambiai. L’anno successivo sarei diventata sorella davvero, nonostante tutti i medici dicessero a mia madre che era quasi impossibile. Ora mi domando come avrei potuto essere figlia unica. Ed anche se non so cosa sia la gelosia so che quando un fratello arriva ti lega a lui per la vita, e non importa se le strade che si prenderanno saranno differenti, se le scelte di ciascuno talvolta non saranno condivise, ma finché da qualche parte un fratello o una sorella ci sono non si sarà mai soli in questa vita. Ed esistono diversi modi per essere fratelli e sorelle, nel mio caso è di sangue, ma quando a legare due persone è un amore puro e profondo è come se quel dito da neonata si stringesse nell’indice di chi sentiamo fratello o sorella, e quando questo legame avviene si resterà insieme per il resto della vita…❤️

Dalla finestra 

E il temporale si avvicina, lo si nota dal colore del cielo che muta, lasciando al grigiore delle nubi nefaste la libertà di accentuare quella tonalità dalla sfumatura quasi antracite…e nel mentre, da una finestra si nota una sagoma intenta, con le ante spalancate ed una debole luce soffusa proveniente forse da una piccola lampada alogena. Quei movimenti così precisi di quelle mani così veloci e sicure lasciano alla tela che scorgo a malapena, dei segni…forse quel vicino così schivo ed ombroso da queste strane tonalità portate dal vento che soffia indisturbato ha notato qualcosa che lo ha spinto al decoro…strana la natura delle cose però, da una parte c’è un bimbo che piange perché gli ululati delle folate di vento che battono con insistenza nelle fessure delle porte gli ricordano i versi di quei lupi di cui la mamma gli racconta le fiabe la sera, e al sentirli si spaventa forse perché quei lupi se li vede già fuori dalla sua cameretta. Ed invece per l’artista tutto quel trambusto che l’aria comporta altro non è che una nuova occasione per un nuovo soggetto astratto che di li a poco congelerà una sua emozione, e mentre per loro accade tutto questo, anche per me è un pò stata d’ispirazione, perché osservando loro ho scritto questa composizione…❤️#PensieriAstratti #LeEmozioniDifferenti

Quando capii 

E dedicai un testo a colui che poi mi deluse più di chiunque altro incontrai per la mia strada. Strano il destino a volte però, ti lascia la gioia di provare un emozione senza lasciar trasparire nulla di quello che la realtà ben presto ti avrebbe fatto vedere. Come quei continui silenzi che sembravano durare secoli, e che ti riportavano indietro nel tempo, quando il silenzio di qualcuno era causato da una forza maggiore di lui, che non si poteva far sentire, perché dove stava ormai non aveva bisogno di parole ma di preghiere…e quelle corse per cercare di comprendere qualcosa che in realtà non meritava alcuna pena, ma che da ostinata cercavi di spiegare con un filo logico inesistente ed impercettibile meno di un soffio di vento…strano poi come la realtà ti abbia scaraventato in faccia tutto quello che non vedevi mai, semplicemente osservando un ambiente che non avevi mai visto, così lugubre e diverso da quello che tu avevi immaginato…così sporco e privo di sentimento, così opposto da quello che tu portavi dentro. Così, come l’attimo subito dopo il lancio di un vetro su una finestra di grandi dimensioni, ti sei vista crollare ogni speranza di avere davanti qualcuno migliore degli altri precedenti… ogni singolo frammento cadeva giù…sempre più giù verso quel mare colmo di tutti quegli esseri così uguali e vuoti da far rimbobare ovunque quei frivoli atteggiamenti di cui tu non avevi bisogno…sciocca io a crederci, sciocco lui a non comprendermi.

Ci incrociammo con gli sguardi per un ultimo momento, con le facce deluse e gli occhi così spenti. Io in una direzione e tu dalla parte opposta…passarono alcuni giorni e mi cercasti ancora, ma io ero già salita su quella mongolfiera fatta di pensieri buoni e modi garbati, e più alleggerivo il mio cuore da buoni pensieri più lei saliva in alto nel cielo…la dove di te si perdeva ogni piccolo lineamento, ogni piccolo dettaglio…ed imparai a guardare il cielo di nuovo, anche se portava il colore dei tuoi occhi, e per questa stupida colpa per un pò fui portata ad odiarlo…ma ero io che non andavo bene, e non lui…perché lui era limpido per davvero, non come il tuo cuore che invece era malato…

Frammenti di me #7

Appartengo a quel genere di persone che si emoziona ancora per le piccole cose. Di quelle che vorrebbero immortalare ogni piccolo dettaglio che incontra, vede, vive…semplicemente perché nel cuore sente che ogni frammento di quello che sta vivendo non capiterà mai due volte nella stessa maniera e pertanto ogni piccola cosa lasciata è persa per sempre…appartengo a quel genere di esseri che arrossiscono per un complimento, se vengono messi al centro dell’attenzione o quant’altro. Di quelle che possono svegliarsi con la luna di traverso ma che basta un sorriso di un bimbo incontrato per strada, o un gesto banale ma cortese per cambiare tutto il corso della giornata. Faccio parte di quella schiera di persone che sta bene quando le persone che conosce e a cui tiene stanno a loro volta bene, che da il consiglio che crede migliore anche a costo di litigare e stare poi male. Appartengo a quella categoria che usa la ragione ma sempre interpellando il cuore, perché ogni cosa fatta con quello assume e prende la strada migliore. Di quelle che non conta seguire la moda, perché l’unica moda a cui tiene fede sono i princìpi che le hanno insegnato da piccola. Quel genere di persona che a volte fa paura perché chi ragiona con la propria testa spesso mette in fuga le persone. Quella categoria di donne un pò mamme che proteggono gli altri come fossero persone indifese e che a volte così facendo finiscono a ricevere in cambio soltanto delusioni, perché spesso queste esistenze si affezionano troppo facilmente ed a volte volendo troppo bene finiscono per vedere in qualcuno qualcosa che non gli appartiene. Appartengo a quel genere di persone che non vogliono mai credere che esista la cattiveria ma quando comprende che di cattiveria invece ce n’è fin troppa e non c’è soluzione preferisce tagliare del tutto. E quando prende la decisone non torna mai indietro. Di quelle gentili ed educate che preferiscono la dolcezza all’arroganza. Ma non fanno assolutamente niente per farsi notare…anzi, si nascondono bene per non farsi guardare. Perché tanto chi vuole vede ugualmente, nella semplicità dei loro impacciati modi di fare…❤️#FrammentiDiMe

Frammenti di me #6

Scelsi di ascoltare il cuore molte volte negli anni, lo lasciai posare su qualunque cosa attirasse la sua attenzione, perché fermarlo per rinchiuderlo nel mio petto era un pò come tagliare le ali ad una rondine a primavera. Lui era libero di andare e di perdersi ovunque desiderasse inoltrarsi. Era così bello tutto quello che mi faceva provare che ogni volta che per un attimo tornava in me sentivo la necessità di liberarlo di nuovo, in cerca di altre emozioni che potessi provare…è strano come per ogni cosa negativa che incontrava ce ne fosse un altra contrastante che gli desse la forza di proseguire nel suo vagare tra le tante cose della vita…a volte col tempo ci siamo fermati a pensare assieme a cosa mancasse ad entrambi, quegli abbracci mancati di gente che era diversa da quello che sembrava, quelle emozioni che assieme pensavamo di poter trovare nella dolcezza di uno sguardo amorevole tutto nostro che non c’era…e ogni volta che un’altra persona deludeva di nuovo sentivo che il cuore voleva smettere di volare più in la, dove ancora non era stato…perché i dubbi lo iniziarono a spaventare al punto da diventare troppo pesante per poter spiccare il volo di nuovo…così smise di credere al mondo intero, si perse nei ricordi di tutto quello che aveva sentito e si costruì uno spazio dove poter osservare tutto quanto senza farsi notare…imparò così ad ascoltare, scoprendo che fuori c’erano tante persone che avevano una storia da raccontare, qualcosa da regalare e da insegnare, chiedendo in cambio un pò di conforto e comprensione…fu così che mi confidò che stava ancora bene, che aveva capito che poteva vivere anche senza quegli abbracci e quell’affetto che si era aspettato da molta gente di passaggio…imparò a tramutare il bene di cui necessitava in un bene da elargire, senza ottenere nulla in cambio, tranne tutte le cose belle che nel mondo poteva vedere e i sorrisi sereni di chi nella semplicità di un piccolo gesto poteva aiutare davvero…❤️

La Famiglia Cuore

Quando ero piccola avevo tra i miei giochi di bimba la famiglia cuore, quella simpatica famigliola composta da mamma, papà, bambino e bambina con i vestiti dei bimbi che imitavano quelli dei genitori. Il pomeriggio della sera prima che arrivasse la Santa Lucia, il 13 dicembre, decidetti di fare un bel bagno alla simpatica famigliola, perché così sarebbero stati belli puliti e profumati per l’arrivo dei loro nuovi amici che arrivavano, sì perché per quell’anno avevo chiesto Barbie e Ken Benetton con il camper, ero entusiasta quella sera, mi immaginavo già sdraiata sul pavimento in salotto a giocare spensierata con la famiglia vecchia e i nuovi arrivati, dimenticando per un pò i giochi da maschio che mi accompagnavano ogni pomeriggio (nel mio quartiere erano tutti maschietti di 4 o 6 anni più grandi di me) ed io facevo la loro moglie che spadellava in una cucina immaginaria, facevo la guerra con le spade ed i fucili a scoppio e facevo scontrare le macchinine sulle strade che costruivamo nella sabbia bagnata con l’acqua, per non parlare delle discese con lo skate che mi costarono la perdita di quattro nocche della mano destra, ma questa è un’altra storia. Lavai i capelli alla signora e alla bambina, li asciugai con il phon, le rivestii e poi passai ai maschietti. Lavai il bimbo e vestii pure lui, ma quando mi occupai del papà, alzai troppo una delle sue due gambe e finii col rompere l’elastico che le teneva unite ed in piedi. Ci rimasi molto male, credo che la sensazione del pentimento la iniziai a conoscere proprio in quella occasione. Avrei dato qualsiasi cosa per poter tornare un attimo indietro e stare più attenta, ma ormai era fatta, avevo reso il papà di quella famiglia disabile. Fu in quel momento che mi salì un forte senso di protezione nei confronti di quel povero personaggio. Decisi così di curarlo d’urgenza improvvisandomi una piccola infermiera. Presi dal bagno un intero rotolo di carta igienica, la immersi in un bicchiere di quelli della mia cucina finta e ci misi la colla Vinavil che usavo per fare i lavoretti della scuola. Preparai una poltiglia che misi sulle gambe del malcapitato, e quando si asciugò ecco che si ritrovò ingessato per bene. Poverino era stato danneggiato, si sarebbe presentato ai suoi nuovi amici su una sedia a rotelle che chiesi di costruire a mio nonno. Da quel giorno quel povero papà passò le sue giornate su quella sedia, accudito da una moglie amorevole che resi ancora più innamorata di lui imboccandolo e accompagnandolo nel lettone per andare a dormire. Ricordo che mia nonna mi disse che me ne avrebbe comprato uno nuovo, ma io mi rifiutai dicendo che quella signora aveva ancora suo marito e anche i bambini avevano ancora il loro papà e che adesso che era così gli volevano ancora più bene di prima. Non comprai mai un nuovo marito e un nuovo papà per loro, lui era perfetto così, ed io lo adoravo per come era, nella sua fragilità. Strano come mi sia tornata in mente questa cosa ritrovando il cappellino di una di quelle bambole tra le tante cose che avevo in una scatola, però aver rivissuto quel ricordo mi ha emozionata molto, forse perché ancora adesso avrei rifatto la stessa cosa, e forse se quel modo di fare sarebbe uguale anche adesso significa che infondo il bene che sento nelle situazioni, nelle cose e nelle persone è rimasto lo stesso…non so se in tutto quello che faccio la mia bimba che ero si sarebbe rispecchiata, ma in questa cosa sì, sono certa che ci saremmo guardate negli occhi e con la stessa timidezza dei nostri sguardi un pò cambiati col tempo ci saremmo sorrise, stringendoci anche dolcemente la mano…❤️

#RicordiDiUnTempoLontano

Cena dai nonni

A volte mi vengono in mente alcuni momenti in cui guardavo mia nonna preparare l’impasto per la pizza. Ricordo ogni suo passaggio come se fosse ieri, prendeva la farina, il sale, l’olio e il lievito che scioglieva in un pentolino con l’acqua tiepida e proseguiva con la sua preparazione, e io osservavo attentamente, pensando che infondo lei avrebbe cucinato ogni sabato la stessa pietanza per tutta la vita, sì perché da piccola credevo che lei non potesse mai invecchiare…ed è strano come adesso sia io a fare gli stessi gesti per prepararle quella che una volta era una sua specialità…e poi penso al nonno, che aveva fatto il fornaio per molti anni e che mi ha insegnato tanti segreti mentre preparava il pane, che era molto soffice e croccante. Quanto ne ho mangiato da piccola…chissà se da dove si trova ora può guardare quello che facciamo, se il modo in cui cerchiamo di imitare i suoi gesti lo soddisfano o ci sarebbe qualcosa da migliorare…e mentre penso mi accorgo che sono passati così tanti anni da aver perso il conto…la vita va avanti nonostante tutto, nonostante i cambiamenti e le mancanze…e si può cercare di riprodurre un periodo della propria esistenza ma pertanto che si faccia il possibile, tutto quello che è passato rimane tale…così ci si ritrova a rievocare con la memoria ogni piccolo frammento che ci dia un brivido per restare legati a quello che ci ha fatto stare bene, forse perché ne abbiamo bisogno, o forse per paura di dimenticare chi eravamo…certo è strano pensare che c’è stata la prima cena e anche l’ultima con quella sua pizza che era così alta da sembrare una focaccia, ma la cosa che mi lascia tanta malinconia è il non poter ricordare quando è stata l’ultima volta, perché infondo credo che sia un pò così per ogni cosa che accade per puro caso, non sappiamo perché si finisca di fare qualcosa e non sapendo che era l’ultima volta non lo si corona con il giusto valore con cui andrebbe coronato…per dare a quella tradizione l’addio che si merita…e intanto che ricordiamo, e intanto che scrivo queste righe, c’è già qualcosa che riaffiora di nuovo alla memoria…quell’emozione che era stata soffocata da un dettaglio che voleva primeggiare sul resto, un profumo, un sorriso, uno sguardo, una parola detta…un abbraccio…mentre tutto scorre, nell’immensità di un dettaglio che una volta chiamavo semplicemente cena dai nonni…❤️

Notte al fiume 

Buio.Sulla riva del fiume si può udire lo scrosciare ininterrotto dell’acqua che scorre.

Tutt’attorno silenzio.

Nel cielo le stelle e la luna piena stasera.

La guardo dal basso, nel suo specchio d’acqua.

Un piccolo sasso lanciato su quello specchio moltiplica per un momento quella palla su nel cielo, la riguardo e si frantuma tra le leggere onde di quel buco nell’acqua.

Il suo tonfo ovattato e lieve mi ricorda i vecchi giochi alle torbiere. 

Le gare con i sassi tra le salmastre acque formatesi tra i rovi.

E mi incammino sulla strada di casa.

Un’altra notte è arrivata.

Tra le deboli e tiepide folate di vento si attende un altro giorno che non tarderà a venire.

E mentre scrivo queste righe da qualche parte qualcuno starà già andando a dormire.

Non buttarti mai via

Aveva tra le mani tutto, perché con la sua volontà sapeva arrivare ovunque. Non aveva limiti nella sua mente così come non vedeva gli ostacoli che la vita gli poneva davanti. Aveva solo una veduta, la sua, e partendo da quel presupposto sapeva che nulla gli era proibito. Aveva le sue idee e ad esse non poneva mai limiti, anzi, a chiunque cercasse di ostacolare una parvenza di sua convinzione poneva una fine atroce se pure mentale. Sì perché per lui tutto partiva dalla mente, era convinto che il fulcro di ogni esistenza fosse in prevalenza dovuto al pensiero, che poi da all’azione il via per fare ciò che vuole. Per lui non esisteva il cuore, non c’era sentimento in ogni sua scelta, era addirittura convinto che di quell’organo lui potesse addirittura farne a meno. Era nato col cuore morto, a volte la sua crudeltà era così forte che non guardava in faccia nessuno, addirittura c’era chi diceva che avendo per puro caso e per loro disgrazia incrociato i suoi occhi si fossero spaventanti al punto da temere gli occhi di chiunque altro. Alcuni dicono che addirittura iniziarono a perdere a loro volta il collegamento col loro cuore, che non sentendo più nessuna ragione sembrava morto di quei sentimenti che lo tenevano in vita. Era una persona così aspra e cattiva che nessuno mai avrebbe voluto trovare sul proprio cammino…per molti è così difficile credere che ci possa essere così tanto male in alcune persone da non poter comprendere tutto quello che aveva dato nutrimento a questo malessere interiore. Ma infondo credo che anche in tutto quel male ci fosse il desiderio di provare tanto amore, forse proprio quella sua continua ricerca di quel bene che non trovava lo aveva inacidito al punto da cedere al suo opposto…ma quanto può durare un attesa? Quanto dolore può causare un qualcosa che non sembra arrivare mai? Può un sentimento tanto atteso spingere il suo stesso antagonista a farsi strada tra quel confine sottile che separa il bene dal male al punto di sottrarre il meglio che l’esistenza può dare per dimorare nella completa oscurità di un malessere che diventa cronico? Infondo credo che ognuno nasce col suo destino sì, ma che quel programma può essere cambiato se solo si decide di poterlo cambiare, a costo di aggrapparsi con le unghie e con i denti a quel cambiamento che terrorizza a volte, a quel cambiamento che va veloce come un treno in corsa sul binario di un capolinea che non ci è dato sapere, e che ci risucchia come il vento che il suo passaggio lascia dopo alcuni secondi. E noi quel treno possiamo decidere di prenderlo al prossimo stop, per goderne ogni fermata ed ogni panorama che ci farà guardare, oppure prenderlo di petto gettandoci sotto il suo passaggio, ma ci vuole coraggio, così come ci vuole coraggio ad affrontare tutte le sensazioni che standoci sopra saremo costretti a sentire…costretti sì, perché a volte non tutto ci piacerà…perché non tutto è bello, ma non tutto è brutto, e per ogni sfumatura nera ce ne sarà una altrettanto colorata che ci aspetterà a braccia aperte. Tutto inizia da li, da quella sottile linea gialla da varcare o no in un momento che cambierà per sempre il corso delle cose. Abbiamo in mano la nostra vita finché ci appartiene, conta più il cuore o la nostra mente? Io sono per il vedere domani come sarà, e come sarà il dopo domani ancora…forse sarà semplice curiosità femminile, sarà la mia continua voglia di migliorare, di imparare e di voler fare cose nuove con gente nuova e con gente che già conosco e che vorrei conoscere sempre di più…la curiosità di vedere dove andremo è forse la linfa stessa della nostra vita, ma tu ci pensi mai che mentre sei li, che aspetti di porre fine alla tua vita, il tuo domani è li che ti aspetta? Ci pensi mai? Non hai voglia di guardare più in la e di cercare quello spiraglio di luce che devi a tutti i costi trovare e che c’è sicuramente? Potrai avere una vita completamente diversa da quella che ti eri sognato, lo so, potresti avere le mani consumate dagli sforzi che la tua esistenza ti richiede…ma credimi, la tua vita vale più di quella fine che stai pensando di fare…E allora dammi la mano e allontanati da li, e guardami mentre di dico queste parole…perché tu sei importante, non buttarti mai via…❤️