Notte sogno

E quando arriva la sera i pensieri si prendono per mano.
Posano lo sguardo alle stelle e e sorridono alla speranza che su di loro posa le sue coperte dorate.
Per regalare a chiunque un sonno sereno nonostante le fatiche di un’ altro giorno passato.
Sono i sogni che cullano la notte…danzano fuori e dentro di noi mentre riposiamo ad occhi chiusi nell’incoscienza di un’altra notte raggiunta.

Deja vu

Affidiamo al tempo tutti i ricordi che abbiamo sparso durante la strada della nostra vita.
Abbiamo scritto interi capitoli di noi che talvolta ci si ripresentano involontariamente lasciandoci addirittura di sorpresa, e nel mentre questi ricapitano facciamo di tutto per imparare qualcosa di nuovo che ci renda migliori di ieri.
Intanto sorridiamo ai nostri deja vu mentre loro fanno la stessa cosa come il nostro riflesso in uno specchio…come la nostra sagoma che si proietta in un fiume che scorre veloce trasportando in esso qualcosa di noi che come il vento vola libero sopra i nostri occhi…l’essenza del nostro tutto che scivola per posarsi in un luogo sicuro, in attesa di quel giorno che ritornerà di nuovo per ricordaci qualcosa che sembrerà già vissuto.
Ancora…

Dovremmo

Dovremmo imparare dal fiume ad avere occhi trasparenti e cuori limpidi.
Dovremmo imparare dalla pioggia a lasciar cadere quello che non va.
Dovremmo imparare dalle nuvole che siamo di passaggio.
E come le stagioni cambiano dovremmo comprendere che anche la nostra vita è un continuo cambiamento e che c’è un tempo per tutto e per tutti proprio come le foglie stanno sui rami per un breve periodo per poi cadere…
Dovremmo imparare ad apprezzare un pò di più quello che ci sta attorno e scopriremmo che c’è del bello anche nella rugiada al mattino e che basta il canto di un passero solitario per fare primavera in un giorno d’inverno…dovremmo imparare ad ascoltare di più e a guardare con occhi diversi…e tutto avrebbe un senso nuovo, e senza nemmeno renderci conto scopriremmo di esser già arrivati alla primavera…

Se vuoi

Se vuoi conoscere le fatiche di una persona guarda le sue mani.
Se vuoi conoscere il suo animo guarda i suoi occhi.
Se vuoi comprendere i suoi pensieri ascolta cosa ha da dire e ti troverai ad ascoltare il suo cuore.
Se vorrai fargli compagnia nel suo cammino invece, afferra la sua mano e stalle vicino. Non importa se in silenzio oppure no, ma tieni stretta la sua mano.
Non troppo stretta per dargli la possibilità di andare via se vuole, non troppo larga per fargli capire che ci sei se è quello che vuole.
Perché chi pone in te le sue mani, pone in te la sua stessa vita. Di te si fida e con te andrebbe ovunque, semplicemente perché con te ovunque sarebbe casa sua.
Il tuo profumo è la sua casa, il tuo cuore il suo tempio, e le tue braccia il suo rifugio dal mondo…lo stesso che ti ha portato dove sei, colui che ovunque è ciò che fai.

Il bimbo ed il pescatore

C’era una volta un pescatore notturno che andava nel mare quando era calmo e il cielo sereno. Ogni volta che il tempo era così lo si poteva guardare pescare, era lui, la sua canna da pesca e lo stesso scoglio che lo aspettava. Una sera un bambino che non aveva voglia di dormire passò proprio di li e vedendo lo strano pescatore decise di fermarsi ad osservare da vicino. Si mise accanto a lui, col suo orsacchiotto bianco tra le mani e il suo solito pollice in bocca. Il pescatore lo lasciò fare, era così intento che forse neppure si accorse di lui.
Dopo alcune ore il bimbo curioso disse al signore: “ma perché lanci nell’acqua l’amo senza un esca? Così i pesci non li prendi sai?” Il signore distoglie lo sguardo dal mare e rivolgendosi al bambino rispose: “caro, lo so benissimo che così i pesci non abboccheranno mai, ma io non sono qui per pescare pesci. Io sono un peccatore di stelle”.
Il piccolo allora gli chiese: “e cosa te ne fai delle stelle? Ma poi loro non sono lassù?”.
E lui, prendendolo per mano lo portò sul bordo più sporgente dello scoglio per osservare il riflesso che nel mare rispecchiava il firmamento.
“Vedi bambino? Nelle notti calme e serene questo è il ponte che collega il cielo col mare, e in giorni come questi abbiamo la possibilità di pescare le stelle nel mare, affidando a ciascuna di loro un desiderio prezioso che vorremmo si avverasse. Vieni che ti faccio pescare la tua stella, avrai un desiderio no?”
Il piccolo curioso fece cenno di sì col capo e con l’aiuto del pescatore riuscì a pescare la sua stella. Chiuse gli occhi, affidò a lei il suo desiderio e poi ringraziando il signore tornò a casa sua.
Quella sera aveva imparato che con la sua fantasia e la bontà del cuore poteva vedere al di la della realtà, e che non si è mai troppo grandi per desiderare qualcosa. Per il resto basta crederci.
Questo fu il dono di un pescatore a un bambino che imparò a sognare.

Orgoglio

Ci accorgiamo di quanto ci manca il sole quando inizia a piovere e non desideriamo altro che la pioggia quando il caldo si fa sentire troppo.
Diamo per scontato quello che ci è indispensabile perché c’è e lo sentiamo utile, e quando quel qualcosa ci viene a mancare ce ne accorgiamo,a sempre troppo tardi…quando quel qualcosa se ne va per non tornare.
La verità è che bisognerebbe sempre dare valore a ciò che conta davvero quando il tempo è così clemente da concederci il lusso di dire “grazie”, di mostrare un sorriso e di dimostrare quello che proviamo, quello che sentiamo.
Bisognerebbe lasciare parlare di più l’emozione, chiudere l’orgoglio in una gabbia di metallo e gettare la chiave.
Perché una volta imprigionato quello troveremmo mille strade pronte da seguire.