Il sorriso che avevi

Me lo ricordo ancora quando me la scattò mamma questa foto.
Giocavamo sempre la sera ricordi papà? Eravamo io e te…e con tanta pazienza mi hai insegnato a fare gli aeroplani di carta, con il tuo segreto speciale per farli volare più veloci…ricordi?
E tu ricordi il mio sorriso? Era come il tuo anche in questa foto…eravamo felici, ci bastavano dei fogli di carta e tanta fantasia…l’entusiasmo era spontaneo.
Se mi impegno un secondo ricordo addirittura il tuo profumo quando sulle tue spalle ti annusavo i capelli, immagazzinando dentro di me la tua essenza che adesso vorrei avere qui.
E invece ho tra le mani la nostra immagine felice, quella che ogni sera bacio dolcemente come se tu fosti ancora qui…
Non essere triste, sussurri al mio cuore ma lui è molto fragile lo sai, piange ugualmente…quanto manchi ogni sera.
Quanto manchi ogni mattina…ma questa immagine di noi voglio che cancelli tutto il male che hai passato quando il tuo cammino su questa terra stava terminando…
Non essere triste papà, se sorridi tu, sorrido anche io…
Come quando avevo sei anni, con la stessa timidezza di oggi, io che non smetterò mai di diventare rossa nella mia fragilità, sorriderò per te…sorriderò con te…sorriderò in te.

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Soffio di vento

Aria.
Si sente soffiare forte dagli spifferi alle finestre..
Il mondo fuori gira forte..segue il vento.
Danzano le foglie nel prato e non sembrano mai stanche di saltare da una parte all’altra del suolo.
Intanto si sente sbuffare, che sia stanco anche il tempo non ci è dato sapere…
Verdi le foglie sui rami e con forza i fiori che li decorano tentano di resistere alla brezza che vuole sciuparli..loro lo sanno che questo è il loro momento e non si lasciano intimorire…
La temperatura sembra autunnale e con un poco di fantasia si può immaginare che siano i passanti per le strade a soffiare insistenti.
Le nuvole in alto sembrano giocare con questo spostamento…ridono così tanto che qualche goccia arriva fino a terra.
Chissà come la prenderà la luna stasera questa baraonda.
A lei e alle sue stelle piace guardare la gente vivere sotto di lei…
Riposerà come il sole, cullata dalle nuvole ballerine e dalla pioggia che fa il solletico…quel tenero tocco che mette il sorriso e che vorrebbe non finisse mai perché anche alla luna piace ridere anche se non lo ammette mai..
Intanto, sotto le coperte un bambino si rifugia…a lui il vento mette paura.
Lo confonde con l’ululato del lupo e fa della sua cameretta il suo castello incantato.
La mamma è la sua fata e il suo papà il suo dolce difensore…non esiste il male quando il bene lo circonda e, beato tra la sua bontà che lo culla si addormenta sereno col sorriso di chi forse non ha tra le braccia il peluche più bello, ma il suo preferito di sempre.

Uniti per la vita

Scrissi il tuo nome nel mio cuore perché temevo di perderlo col passare dei giorni.
E più scorrevano le settimane e più sentivo svanire la possibilità di averti vicino.
Perché i sentimenti sono come un debole fiore.
Necessitano di cure ed attenzioni per crescere e diventare forti.
Come un bambino che diventerà un uomo.
Non esiste un perché a tutto…certe volte ci si affeziona a chi non si può avere…e spesso tutto questo bene ci fa stare così male da non vedere quanto è bello il mondo la fuori…
Troppe volte succede a chi ha un cuore sensibile di sentirsi così, quando si è buoni accadono le cose più inaspettate. Ma arriverà qualcuno che avrà voglia di abbracciarti, di sussurrarti nell’orecchio quanto importante sei per lui ed allora tutto sembrerà più bello.
Poserai felice le tue mani nelle sue e assieme affronterete ogni situazione che la vita vi darà.
Perché volersi bene è aiutarsi a crescere, condividendo tutto.
È sapere che non importa quanto dura sia stata la giornata, in ogni caso c’è qualcuno a casa che ti ama e che ha davvero tanta voglia di ascoltare tutto.
Gli umori a volte cambieranno ma quando l’amore unisce due cuori non c’è nulla che può ostacolare la felicità.
E se in un momento di sconforto capitasse di sentirsi un pochino soli sarà la mano dell’altro a lenire ogni dolore.
Uniti per la vita..

Logica illogica

Sai cos’è bello in questa vita dove tutto ha una logica?
Dove tutto sembra dato per scontato e dove per ogni momento esiste un piano?
Riuscire a chiudere gli occhi mentre si viaggia in auto come passeggero, lasciando che i raggi del sole colpiscano le nostre palpebre.
Iniziando a far fluttuare negli angoli più remoti della nostra testa le nostre idee più leggere…
Scoprire che c’è qualcosa di bello in ogni attimo di vita…e respirare a pieni polmoni tutta l’aria che possiamo respirare per poterci sentire vivi.
Con lo stupore negli occhi per l’aver trovato un altro motivo per cui credere che infondo nonostante tutto si ha ancora voglia di guardare il mondo con occhi diversi…più positivi, più nuovi.

Una voce nel buio

Erano sempre le stesse giornate.
Si rientrava in ufficio la mattina per uscirci la sera.
Qualche volta il sole si poteva intravedere dalle porte socchiuse…ma in ogni caso le ore scorrevano intense, monotone e lunghe.
D’un tratto lo squillo del telefono dell’ufficio interrompe la monotonia quotidiana.
Nessuno risponde…rispondo io.
Dall’altra parte del telefono una voce gentile e tenera mi parla..
Non so se a qualcuno è mai capitato di trovare in una voce quella sensazione di sicurezza e serenità che riesce ad infondere benessere dal nulla di qualche attimo precedente lo squillo.
Ma succedette così.
Saranno ormai già passati tre anni dalla prima volta che provai questa sensazione..e quella voce risuonava come un’eco nella mia mente anche durante il mio tragitto verso casa. Sorridevo sembrando anche un pò sciocca forse agli altri automobilisti…ma era così tenero ricordare quel tono di voce che tutto era bello.
Ok ma chi era quella voce? Avevo solo un nome da associare ad essa e mi dispiaceva non avere altro.
Passarono altri giorni e con stupore mi capitò nuovamente la possibilità di parlare con la stessa voce…ero nuovamente felice e sciocca perché la mia timidezza mi portava sempre a rispondere in una maniera tanto fredda da farmi sentire antipatica anche a me stessa…ma cosa potevo fare?
Non avevo niente da dire…ero solo contenta di aver sentito nuovamente quella voce e sapevo che da quel momento grazie ad essa, per tutta la giornata sarei stata di buonumore.
La sera poi, ero così entusiasta ancora per quella voce che dovetti scriverlo anche sul mio profilo di Facebook.
Ricordo ancora che scrissi così:
“Forse sarò stupida, ma ci si può innamorare di una voce sentita al telefono? ”
A molti dei miei contatti piaceva questo mio stato e alcuni mi scrissero anche che tutto era possibile.
Ricordo che un giorno raccontai di questa voce ad un amico mentre stavamo passando una bella giornata a Gardaland. Ormai mi portavo questa voce ovunque…era un qualcosa che mi faceva stare bene…senza saperlo mi aiutava anche nei giorni più difficili della malattia di papà. Quando avevo voglia di piangere chiedevo gli occhi e cercavo di riportare alla mente quel tono..
Non so se qualcuno crede nel fatto che nulla accade a caso..io sì, è sentivo questa cosa come se fosse arrivata proprio per farmi compagnia nei momenti difficili.
Ma in ufficio come si fa…e poi io ho vergogna, non sono mai stata una persona invadente.
Poi per caso un giorno mi ritrovo a dover fare degli adesivi e tra le pagine della pratica con le istruzioni da seguire leggo il cognome di quel ragazzo. Di quella voce tanto cara…
Volevo cercarlo su tutti i social network. Non sarebbe stato difficile no?
E invece sì, con quel nome e con quel cognome uscirono molti contatti ed io mi ritrovai al punto di partenza..
Come prima, con soltanto un timbro di voce nella mente e una speranza che rischiava di cadere.
La vergogna non mi faceva chiedere direttamente a lui il suo contatto. Sarebbe stato facile, se non ci fosse stato l’ostacolo del mio carattere sensibile e fragile.
Iniziai così dal 2013 a scrivere un messaggio privato ad ogni contatto che corrispondeva a quel nome.
Ogni contatto una domanda a cui solo lui poteva dare la risposta giusta.
E così iniziarono ad arrivare le prime risposte negative…
Lo ammetto, stavo per lasciar perdere tutto tanto ormai avevo capito che non era destino evidentemente.
Poi era da un pò che non sentivo più quella voce…
Mi mancava sì, ma non potevo fare un gran che…
La cosa che mi fece provare per un’ultima volta con l’ultimo contatto fu una chitarra suonata da un ragazzo nella copertina della sua pagina.
Ricordavo che erano due i profili che avevano la chitarra e se uno aveva dato risposta negativa forse questo era il profilo giusto.
Sì, perché ricordavo che suonava la chitarra. Me lo aveva detto una volta..durante uno degli sfuggenti discorsi che avevo fatto (sfuggenti sempre e solo per causa mia e del mio carattere sciocco).
A questo contatto chiesi direttamente l’amicizia e non chiedetemi il perché, chiamatelo sesto senso, intuito femminile..ma sentivo che era quello giusto.
Alla conferma inviai un messaggio privato dove con una semplice affermazione su un libro che sapeva che stavo leggendo trovai la conferma che era lui il ragazzo della voce che mi aveva aiutata…quando tutto era buio..un esistenza che vaga per una città diversa dalla mia ma che aiuta senza saperlo qualcuno…
Perché a volte basta un attimo per stare un pò meglio. Una parola, una voce…
La cosa mi rese felice anche se mi diede la notizia che non avrebbe più chiamato in ufficio perché aveva lasciato l’ufficio…
Da quel momento sapevo che non sarebbe più stato lo stesso lavorare..perché un pò era come se lavorassi aspettando sempre di ricevere una telefonata con quella voce…
Ho avuto anche il piacere di conoscere a chi apparteneva quel timbro.
Un ragazzo dalle mille capacità, bravo e onesto..
Che mi ha mostrato una faccia di Milano che non conoscevo. Quella più artistica, astratta e più bella che conosce lui assieme ai suoi amici, quasi una famiglia, una splendida famiglia che ama l’arte e la musica…
Che ha addirittura trovato un iphone 5 in terra e lo ha riconsegnato sotto i miei occhi alla proprietaria…
Certe persone sono come doni che accadono per caso. Come un fiore in un prato privo d’erba…come l’arcobaleno dopo una tempesta violenta…
Potrebbe essere la trama di un film tutto questo, invece fa parte della vita.
La mia vita…
E dovevo raccontarla perché era troppo bella questa storia. Adesso Luca ha un nome, un cognome, una voce e un volto.
Lui mi chiese come mai lo avevo cercato, come lo avevo trovato. Ma come sempre sono più brava a scrivere che a voce.
Per questo lo scrivo qui. Perché le parole sono più brave dei miei occhi a parlare e della mia voce a spiegare.
Grazie Luca.

Sguardi

Sorprendersi a scorgere i riflessi della luce negli sguardi rubati di nascosto..
Nascondere il proprio sguardo per non mostrare le emozioni che si hanno dentro.
Sorridere perché si sta bene nonostante tutto..cercando di lenire le ferite che le tempeste hanno lasciato nell’animo.
Aggrapparsi a qualche attimo vissuto per rivivere quel battito più intenso.
Affidare alle parole quello che di ha dentro per paura di dimenticare.
Per paura di raccontare con la voce guardando negli occhi di chi ascolta il proprio volto riflesso come mai è successo prima.
Difficile è trovare qualcuno che ti ascolta col cuore, difficile è raccontare a parole a qualcuno quello che è racchiuso nella propria anima.
La scrittore racconta con le parole i suoi stati d’animo, i suoi sentimenti.
Il pittore affida il suo bagaglio di sensazioni ai colori.
Il cantante lascia che siano le note a sposarsi con le parole.
Il fotografo coglie dalla realtà i suoi pensieri più segreti.
Ed ogni mezzo di comunicazione dona a chi ha voglia di dedicargli un pò del suo tempo, tante nuove emozioni.
Il tempo non torna indietro, conosce solo l’avanzare della vita.
Ma chi sa cogliere pensieri profondi aggancia a sè un istante che non perderà mai.
Ancora del domani che non sarà mai uguale a ieri e mai uguale a oggi…

Emozioni tra le note

Sola.
Nella stanza sul mio letto solo io, il mio basso e le sue note.
Ognuna aspetta il suo turno per farsi sentire.
L’umore è l’unica musa ispiratrice del momento.
Quanto tempo è passato da quando ti suonavo con passione?
A quando risale l’ultimo brano imparato perfettamente da fare emozionare anche il maestro…
Quanto tempo.
La porta socchiusa, il mondo fuori, l’amplificatore al massimo per nascondere ogni interferenza proveniente dall’esterno.
Solo una presenza osservava di nascosto il mio suono.
Il volto di papà che ascoltava con amore e guardava le mie mani scivolare sul manico pizzicando le corde mentre i miei occhi socchiusi vedevano di nascosto.
Ed ero felice…
Tutto appare uguale adesso.
Sento ogni nota e so che nel mio cuore sei ancora li, che osservi felice.
Anche se non lo hai detto mai.

Attimi

Tiepida brezza al calar della sera.
Come una carezza di conforto al cuore che piange per le mancanze che col tempo sembrano aumentare.
Come gli anni della vita, come i germogli di un albero che cresce.
Il tramonto tinge il cielo di un azzurro tenue, come i pensieri sereni che in questo istante sembrano assenti.
Persi in un luogo remoto che fatica a mostrarsi.
Quanto può essere lunga un’esistenza?
Quanto può far male una mancanza?
E soprattutto, cosa è più lunga per chi resta?
L’unità di misura della vita è data dall’intensità con cui la si vive..da come la si consuma, dall’effetto che riceve e da quello che da.
E allora la tua è stata lunga..anche seppur breve dall’assenza che ne deriva.
È come un turbinio di sentimenti che escono a valanga in un solo momento.
E quel che resta di te è un caro ricordo che custodirò per sempre tra le più care cose che questo passaggio esistenziale mi ha donato, fino a quando anche il mio esistere sarà un ricordo nel cuore di chi mi vedrà spirare.

E la primavera arrivò

Erano gelide le notti nell’inverno dal cielo blu.
Non si vedevano che cappotti per le strade ad ogni ora.. Il silenzio era lo sfondo naturale che faceva da colonna sonora ad ogni giornata.
Talvolta la  nebbia arrivava veloce per le strade offuscando oltre alle menti anche le strade..
I tiepidi raggi del sole mattutini riuscivano a stento a scaldare i campi che attendevano di essere arati..
Tutto dorme nei boschi tranne le volpi e i piccoli animali indifesi che cadevano prede del furbo animale o vittime di qualche automobilista disattento.
Poi, quando tutto sembrava non avere fine, ecco che da un ramo spunta un piccolo germoglio.
Una tenera foglia minuscola e verde chiara compare.. il germoglio diventa presto un fiore e dal grigio paesaggio dell’inverno iniziano a farsi spazio i colori.. Come su un’enorme tela bianca quando un artista inizia a posare col suo pennello sottile i primi tratti di colore.
Ed è così che tutto ha una nuova dimensione.. così arrivò la primavera.
(22 marzo 2014)

I primi di Marzo

Freddo era l’inverno.
Nelle case il conforto del tepore dei camini era una gioia per chi poteva restargli accanto.
Difficile il risveglio nel primo mattino per chi aveva un lavoro da svolgere.
Le coperte così calde ed invitanti offrivano rifugio ai sogni di tutti.
Ma il giorno quando arriva mette fretta,complice del tempo costringe chi vive a rincorrere i secondi con una precisione meticolosa.
Quando finirà questo freddo? Tutti so domandano questo.
Poi arrivò Marzo.
Con i suoi altalenanti malumori.
Con la pioggia che litiga col sole come
se il mondo fosse un sipario teatrale e loro gli attori.
Invidiosi l’uno dell’altro chiamano il vento a fargli da giudice,lasciando a lui l’arduo compito di decidere cosa quel giorno ci sarà sui nostri cieli.
Il nostro pianeta diventa così un tribunale,dove,se dovessimo dargli anche un nome sarebbe “i primi giorni di Marzo”.
(2 marzo 2014)